Ago 072020
 

Frontiers in PharmacologyUno studio italiano sugli accessi al pronto soccorso dovuti ad eventi avversi da farmaco fa chiarezza sull’entità del problema e sulle possibili strategie per ridurre il fenomeno, quindi migliorare la sicurezza dell’utilizzo dei farmaci.

 

 

Gli eventi avversi da farmaco (Adverse Drug Events, ADE) rappresentano una fetta importante di causa di accesso al pronto soccorso e successiva ospedalizzazione.

L’identificazione e la prevenzione degli ADE rappresenta una questione di sicurezza del paziente e di sanità pubblica in tutto il mondo, perciò è in atto uno sforzo diretto a limitare le cause più frequenti, tra cui l’utilizzo scorretto o l’abuso di farmaci da prescrizione, gli errori in fase di prescrizione, la frequenza di prescrizioni potenzialmente inappropriate, soprattutto in fasce di popolazione particolarmente a rischio di reazioni avverse, quali i bambini e gli anziani in poli-farmacoterapia.

Un gruppo di ricercatori nostrani ha effettuato uno studio epidemiologico di farmacovigilanza, andando a valutare i casi di segnalazione di sospetta ADE, tra gennaio 2007 e dicembre 2018, in 94 Dipartimenti di Emergenza-Urgenza (Pronto Soccorso), distribuiti tra Toscana, Emilia Romagna, Lombardia, Piemonte e Campania, che aderirono anzitempo ad un progetto di monitoraggio speciale.

Nell’arco di 12 anni, un totale di 61855 ADE sono state valutate in Pronto Soccorso, il 30.6% delle quali sono risultate in ospedalizzazione. Si stima quindi un tasso di visite in PS e ospedalizzazione rispettivamente di 5154 e 1576 all’anno, che messi proporzione al numero totale di accessi e ospedalizzazioni per qualsiasi causa implica una incidenza di 1.4 su 1000 e di 0.4/1000, rispettivamente.

Il 49.0% dei casi è stato segnalato come grave, e lo 0.3% è risultato fatale. Il 50.9% è andato incontro a miglioramento, il 31.0% a risoluzione completa.

Quasi la metà dei casi (49.2%) è avvenuta in pazienti in polifarmacoterapia, che assumevano cioè almeno 5 farmaci diversi, mentre nel 13.2% dei casi si è trattato di una reazione correlata ad un vaccino.

La classe di farmaco più implicata in assoluto (20.86%) è quella facente capo al codice ATC “B”, ovvero sangue e tessuti emopoietici (tra questi si trovano gli anticoagulanti, farmaci salvavita ma anche ad alto rischio di eventi avversi), mentre al secondo posto (20.31%) si trova la classe N, che riguarda il sistema nervoso. Seguono gli antibiotici, gli antinfiammatori non steroidei, insulina e ipoglicemizzanti, oppiacei e analgesici non oppiacei, sedativi.

Per quel che riguardo il tipo di disturbi, reazioni di tipo emorragico si sono verificate nel 50.5% degli accessi legati ad anticoagulanti e antipiastrinici; reazioni dermatologiche di entità moderata o grave e reazioni di tipo gastrointestinale sono state le più associate ad antibiotici così come agli antinfiammatori.

Fattori di rischio per l’ospedalizzazione sono risultati: età avanzata, maggior numero di farmaci sospetti in terapia, presenza di interazioni tra farmaci, errori terapeutici.

In conclusione, per migliorare la sicurezza nell’utilizzo dei farmaci è necessario porre la massima attenzione in fase prescrittiva nelle categorie ad alto rischio, quali gli anziani sopra ai 65 anni, le donne, e in generale tutti i pazienti esposti a due o più farmaci concomitanti.

 

Lombardi N, Crescioli G, Bettiol A, et al. Italian Emergency Department Visits and Hospitalizations for Outpatients’ Adverse Drug Events: 12-Year Active Pharmacovigilance Surveillance (The MEREAFaPS Study)
Front Pharmacol. 2020;11:412. Published 2020 Apr 6. doi:10.3389/fphar.2020.00412

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