Ago 072020
 

Nel Regno Unito, il National Institute for Health and Care Excellence (NICE) sta sviluppando le linee guida per le gestione del dolore cronico. Stupisce il fatto che l’evidenza scientifica volge a sfavore di tutta una serie di antidolorifici, e non solo, che diamo per scontati e che vengono comunemente utilizzati per trattare il dolore cronico primario.

 

Per dolore cronico si intende un dolore persistente o ricorrente della durata di 3 o più mesi. Per dolore cronico primario si intende un dolore cronico in una o più regione anatomica che si accompagna a significativo stress emotivo (ansia, rabbia/frustrazione o umore depresso) o disabilità funzionale (interferenza con le attività giornaliere e ridotta partecipazione a livello sociale).

Si tratta di una condizione per sua natura multifattoriale, che subisce influenze di tipo biologico, psicologico e sociale. In genere la diagnosi si emette nel momento in cui il dolore cronico è presente in assenza di una causa specifica che possa giustificare il quadro clinico, indipendentemente dal contributo di fattori biologici e psicologici.

La gestione di questo tipo di dolore è estremamente complessa, deve necessariamente essere tarata individualmente. e si avvale di numerosi interventi sia farmacologici che non.

Per quel che riguarda le opzioni farmacologiche, il National Institute for Health and Care Excellence (NICE), nel Regno Unito, ha revisionato la letteratura scientifica riguardo a numerose classi di farmaci comunemente utilizzate per trattare questa condizione, inclusi gli antidepressivi, i cannabinoidi, gli oppiacei, le benzodiazepine, gli antinfiammatori non steroidei, gli antiepilettici, i corticosteroidi, gli anestetici locali e sistemici, e gli antipsicotici.

Apprendiamo quindi che tutta una serie di molecole prescritte a questa tipologia di pazienti non presenta una sufficiente evidenza scientifica che ne giustifichi l’utilizzo, una volta messi in relazione ai rischi annessi.

In particolare, il paracetamolo, la ketamina, i corticosteroidi (da soli o associati ad anestetici locali), i cannabinoidi e gli antipsicotici non hanno mostrato evidenze a favore del loro utilizzo nel dolore cronico primario. Persino gli antinfiammatori non steroidei hanno mostrato che nel breve periodo essi non hanno alcun impatto sulla qualità di vita, sul dolore o sullo stato emotivo.

Da diversi anni alcuni antiepilettici gabapentinoidi vengono utilizzati estensivamente nel trattamento di alcune forme di dolore cronico, spesso laddove è presente un contributo di natura neurogena, Secondo le linee guida, la scarsa evidenza in letteratura suggerisce una mancata efficacia, peraltro in assenza di dati sulla sicurezza a lungo termine, e ad un sempre presente rischio di creare forme di dipendenza e di abuso. Per le altre classi di antiepilettici la commissione non ha trovato alcun tipo di evidenza scientifica né a favore né a sfavore del loro utilizzo, per cui la raccomandazione è di evitare l’uso di qualsiasi tipo di antiepilettico nel dolore cronico primario.

 

In attesa delle linee guida definitive, e della eventuale diffusione anche al di fuori del Regno Unito, possiamo senz’altro fare riferimento alle linee guida per il Dolore Conico in Medicina Generale del Ministero della Salute (anno 2010), oppure le linee guida per la gestione del dolore cronico dell’American Society of Anesthesiology.

Fonte: https://www.nice.org.uk/guidance/GID-NG10069/documents/draft-guideline

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