Farmacovigilanza

 

farmacovigilanza immagine 1Che cos’è la farmacovigilanza? Il concetto di farmacovigilanza si fonda sull’assunto che nessun farmaco (principio attivo) può esser considerato completamente sicuro ma risulta tale solo quando il rischio di comparsa di effetti indesiderati è accettabile. Il cuore della disciplina è lo studio degli eventi indesiderati dei farmaci dopo la loro commercializzazione.

Il termine fu proposto nella metà degli anni ’70, da un gruppo di farmacologi e tossicologi francesi per definire l’attività che andavano promuovendo: “la valutazione dei rischi di effetti indesiderati potenzialmente associati al trattamento farmacologico”.

Le metodiche di farmacovigilanza sono improntate all’ottenimento di dati analizzabili sia in modo statistico che descrittivo. I dati sono rappresentati dalle reazioni avverse da farmaci, la diagnosi è ambito applicativo della disciplina.

La rielaborazione dei dati raccolti permette un ritorno informativo per i medici e per chiunque abbia interessi nell’uso del farmaco: farmacisti, personale infermieristico, ma specialmente per i pazienti. Quindi la farmacovigilanza è conoscenza incessante nel campo della terapia, è lo strumento di verifica della sicurezza dei trattamenti e dei rischi a cui esponiamo i pazienti, è una revisione critica dell’atto medico prescrittivo e al tempo stesso una strategia per ridurre al minimo i rischi.

Storia della farmacovigilanza

Nel 1951 si assiste alla prima pubblicazione di un testo dedicato agli effetti collaterali dei farmaci: il Meyeler’s Side Effects of Drugs. Nel 1960, la Food and Drug Administration (FDA) inizia la raccolta delle segnalazioni di reazioni avverse. E’ solo nei successivi anni ’60 che si avvia anche in Italia un programma di farmacovigilanza a seguito dei devastanti effetti della somministrazione di Talidomide in gravidanza anche se una normativa sistematica sulla materia ed il conseguente avvio del sistema italiano di Farmacovigilanza risalgono all’inizio degli anni ’80 [1].

Nel 1968 è partita la centralizzazione dei dati mondiali sulle ADR, coordinata dalla World Health Organization (WHO). Si tratta di un progetto, il “Program on International Drug Monitoring”, la cui banca dati mondiale è localizzata a Uppsala in Svezia (WHO-Uppsala Monitoring Centre for Pharmacovigilance, UMC: http://www.who-umc.org).

L’Italia è entrata a far parte di questo programma internazionale di monitoraggio delle ADR del WHO nel 1975. Nel 1980 è stato istituito il Centro nazionale di segnalazione spontanea delle ADR, nello stesso periodo alcuni ospedali e università hanno attivato sistemi paralleli di monitoraggio. Dalla collaborazione di gruppi di ricerca di varie Regioni italiane è nato nel 1995 il Gruppo Interregionale di Farmacovigilanza (GIF: http://www.gruppogif.org) [2].

Reazioni avverse da farmaci

Le dimensioni del problema in termini di costi socio-economici

Negli ultimi anni si è cominciato a valutare il fenomeno delle reazioni avverse da farmaci in termini di costi sociali ed economici.

Si stima che negli Stati Uniti il costo complessivo delle reazioni avverse da farmaci possa essere paragonabile a quello della patologia diabetica, oltre che rappresentare la quarta causa di morte per malattia [3]. Uno studio condotto in Svezia nel 2001 ha stimato la prevalenze di ADR fatali nella popolazione generale. Gli autori hanno concluso che le reazioni avverse fatali corrispondo a circa il 3% di tutti i decessi e hanno stimato che tali reazioni rappresentino la settima causa di morte in Svezia [4].

Secondo uno studio condotto nel 1994 negli Stati Uniti in diversi presidi ospedalieri, il tasso di incidenza di ospedalizzazione per ADR gravi era superiore al 6,5% [5].

In alcune nazioni è stato stimato che le reazioni avverse da farmaco siano causa di ospedalizzazione con una percentuale superiore al 10% [6].

tabella ADR causa di ospedalizzazioneUno studio osservazionale prospettico, condotto in due ospedali inglesi, ha mostrato che su 18.820 ricoveri 1225 (6,5%) erano dovuti ad ADR [7].

Inoltre, la gestione dei pazienti con ADR incide in modo significativo sul piano economico a causa delle ospedalizzazioni e dei costi di trattamento.
In alcuni paesi il 15-20% del budget ospedaliero viene speso per gestire tali complicazioni [8].

Infatti, negli Stati Uniti i costi connessi alla morbilità e mortalità causate da problemi farmaco correlati ammonterebbero a più di 76 miliardi di dollari annui.

Gli alti costi sociali ed economici confermano l’urgenza e la necessità di una informazione costante ed approfondita in materia di farmaci e quindi di farmacovigilanza, che per svariati motivi nel tempo non è mai stata affrontata con l’incisività necessaria.

Farmacovigilanza e buon uso del farmaco

Molti medici sono convinti che un farmaco una volta giunto in commercio possa dirsi del tutto sicuro. Tuttavia fino al 51% dei farmaci approvati presenta gravi reazioni avverse non note prima del loro uso nella pratica clinica quotidiana.

Farmaci ritirati dal commercio per ragioni di sicurezza

È ormai risaputo che un farmaco che riceve l’autorizzazione all’immissione in commercio non è sempre un farmaco sicuro, anche in considerazione del fatto che il profilo di sicurezza non è statico ma in continuo divenire in funzione delle nuove evidenze.

Infatti, circa 150 farmaci entrati in commercio nei Paesi industrializzati negli ultimi 40 anni sono stati successivamente ritirati per gravi motivi di sicurezza (una media di 3-4 farmaci per anno). Gli esempi della tabella provano che per dimostrare che il rischio del farmaco è superiore al beneficio, sono necessari un lasso di tempo variabile e frequentemente, l’esposizione di migliaia di pazienti [2].

tabella dei farmaci ritirati dal commercio per motivi di sicurezzaLa sperimentazione clinica fornisce un buon livello di garanzia per quanto riguarda l’efficacia e la sicurezza di ogni farmaco autorizzato all’immissione in commercio. Solo pochissime e selezionate molecole giungono alle fasi finali di sperimentazione. Pur con queste precauzioni un certo numero di farmaci viene ritirato dopo la commercializzazione.

L’ambito sperimentale, per sua stessa definizione, non può fornire una esatta riproduzione delle condizioni reali: per il ristretto numero di pazienti, per i tempi di trattamento relativamente breve se rapportati all’uso cui poi seguirà nella pratica clinica, per la selezione degli individui.

Raramente trial clinici di fase II o III includono pazienti anziani, donne in gravidanza, bambini. Inoltre l’uso concomitante di altre sostanze o l’ingestione di cibi e bevande, non previste durante la sperimentazione, può modificare sostanzialmente il profilo di sicurezza di un farmaco.

In questo senso, è necessaria l’esistenza di un presidio competente e capillare che provveda ad un costante monitoraggio delle condizioni d’impiego dei nuovi e dei vecchi farmaci.

Farmaci ritirati dal commercio per motivi di sicurezza

Le reazioni avverse da farmaci

Con il termine Reazione Avversa si intende secondo il World Health Organization (WHO) International Drug Monitoring Programme: “una risposta ad un farmaco che sia nociva e non desiderabile e che si verifichi ai dosaggi normalmente impiegati nell’uomo per la profilassi, la diagnosi, o per la terapia di malattie, oppure per modificare funzioni fisiologiche”.

Questa definizione seppure chiara ed efficace non descrive con la necessaria completezza la situazione clinica di una reazione avversa da farmaco, più propriamente indicata dalla seguente:

“una reazione dannosa o sgradevole, derivante da un intervento connesso con l’uso di un prodotto medicinale, che predice il rischio derivante dall’uso futuro e richiede prevenzione o trattamento specifico, modifica del regime di dosaggio o la sospensione del farmaco stesso” [10].

Questa definizione racchiude, oltre all’aspetto descrittivo, anche quello connesso con le problematiche di gestione delle reazioni avverse.

Tipologia delle reazioni avverse

Le reazioni avverse sono classificate in base alla tipologia: Tipo A, Tipo B, e Tipo C, ma anche Tipo D, Tipo E e Tipo F [11].

Tipo A: sono le reazioni avverse più frequenti e vengono definite dall’WHO come effetti collaterali. Sono piuttosto comuni e dose dipendenti. In gran parte sono prevedibili e quindi evitabili utilizzando dosaggi più appropriati per ogni singolo paziente. Esse possono derivare da un eccesso di azione farmacologica, oppure da una azione del farmaco che si esplica in sistemi diversi da quello ove si intenda agire terapeuticamente. Ne sono esempi la sedazione da antistaminici H1, l’ipokaliemia da diuretici, l’ototossicità da aminoglicosidi. Queste reazioni di norma sono note prima dell’immissione in commercio di un farmaco, sono riproducibili con facilità in ambito sperimentale e sebbene frequenti, raramente mettono in pericolo la vita del paziente. Sono generalmente gestibili con riduzione della dose o la sospensione del farmaco, dopo aver considerato gli effetti della terapia concomitante. Sono totalmente addebitabili al principio attivo.

Tipo B: Le reazioni di tipo B comportano talvolta un massivo coinvolgimento immunologico, insorgono solo in una minoranza di pazienti e sono di norma inaspettate ed imprevedibili. Sono peraltro difficili da identificare prima che un farmaco sia immesso in commercio, non sono correlate alla dose, sono spesso gravi e apparentemente non rappresentano una estensione dell’azione farmacologica. Ne sono esempi lo shock anafilattico da penicilline, la rabdomiolisi da statine, l’ipertermia maligna da anestetici, le anemie emolitiche in pazienti G6PD carenti. In questi casi oltre che la sospensione immediata del farmaco sarà necessario evitare la sua somministrazione in futuro. Sono totalmente addebitabili alla particolare situazione del paziente.

Tipo C: Sono reazioni che si verificano con maggiore frequenza in una specifica popolazione trattata con un dato farmaco e possono essere messe in evidenza confrontando l’incidenza di un determinato evento in un gruppo verso una popolazione presa come controllo o verso la popolazione in generale. Di norma necessitano di svariati anni per essere messe in evidenza ed i pazienti devono essere stati esposti al farmaco per un periodo lungo, come accade per terapie croniche. Può essere presa come esempio l’aumento di incidenza di tumori al seno indotta da contraccettivi orali. Tali reazioni sono spesso intrattabili, ma una volta note possono essere prevenute.

Questa classificazione non ha dei limiti rigorosi; con il progredire delle conoscenze alcune reazioni classificate come del tipo B, potranno venire riconsiderate come A ed altre di tipo C in Tipo B, come dovute ad una particolare caratteristica della popolazione in studio.

A questo schema tradizionale possiamo aggiungere altri tipi di reazioni avverse, come quelle di:

Tipo D: dose dipendenti ma anche tempo dipendenti, che occorrono o diventano apparenti un po’ di tempo dopo l’uso del farmaco, come la discinesia tardiva da neurolettici. Queste reazioni sono spesso intrattabili e irreversibili.

Tipo E: reazioni da sospensione, che occorrono subito dopo la sospensione di un farmaco, ad esempio l’ischemia miocardica da sospensione di beta bloccanti, o l’insonnia da sospensione di benzodiazepine. Queste reazioni si correggono in genere con la ri-somministrazione seguita da sospensione graduale.

Tipo F: ultime ma non meno importanti sono le reazioni da insufficienza terapeutica, spesso legate ad interazione fra farmaci. Un esempio è la concomitante somministrazione di un induttore enzimatico insieme a contraccettivi orali, che può ridurre la loro efficacia. Queste reazioni in genere si correggono con un dosaggio più appropriato [12].

Classificazione in base alla gravità

Le reazioni avverse sono anche classificate in base alla loro gravità. Qualsiasi manifestazione clinica sfavorevole che a qualsiasi dosaggio sia:
fatale
metta in pericolo di vita
richieda il ricovero in ospedale oppure il suo prolungamento
porti ad invalidità/incapacità persistente o significativa
oppure sia un’anomalia congenita/un difetto alla nascita
viene definito come Reazione Avversa Grave
Non tutte le reazioni avverse da farmaco possono già essere note, sia per la loro tipologia che per la loro gravità, si parla in questi casi di: Reazione Avversa Inattesa che viene definita (direttiva del 2001/20/CE del Parlamento Europeo e del consiglio del 4 Aprile 2001): “Una reazione avversa la cui natura o gravità non concorda con le informazioni relative al prodotto (come… nel caso di un prodotto autorizzato, il foglietto illustrativo allegato…). Rimane bene inteso che anche le informazioni presenti nella letteratura accreditata costituiscono parte integrante della documentazione del farmaco, anche quando non presenti nel foglio illustrativo, che non sempre è aggiornato in tempo utile.

Il nesso di causalità

Qualsiasi segno sfavorevole o non voluto, sintomo oppure malattia, associata all’impiego del prodotto medicinale per coincidenza temporale, deve essere attentamente analizzato. Prima di stabilire se ci si trovi dinnanzi ad una Reazione Avversa occorre assicurarsi che il farmaco prescritto sia stato quello effettivamente assunto dal paziente ed alle dosi specificate. Occorre anche verificare che l’evento si sia manifestato dopo l’assunzione del farmaco e non prima di esso. Il criterio cronologico è di gran lunga quello più importante, quello più ovvio e quello meno opinabile per collegare l’evento al farmaco. In breve, l’anamnesi è come sempre fondamentale ed una corretta conduzione del colloquio col paziente, magari strutturato con domande specifiche, può indirizzare il clinico nella giusta direzione. Notizie sull’aggravamento, quando la dose del farmaco raggiunge lo steady-state, oppure, nel caso di una manifestazione di tipo allergico, la raccolta di notizie riguardante una sensibilizzazione precedente o eventuale familiarità per reazione avversa da farmaco, possono fornire dei validi sospetti.
Schematicamente, una relazione causale in base a criteri e definizioni adottati internazionalmente, (WHO International Drug Monitoring Programme) si può definire:
improbabile
possibile
probabile
quasi certa/molto probabile
A queste definizioni, ognuna delle quali possiede un significato preciso e codificato, si può giungere utilizzando algoritmi specifici che tengono conto dell’intervallo di tempo trascorso dalla somministrazione e dal verificarsi dell’evento, del fatto che si tratti o meno di una reazione al farmaco già conosciuta, della presenza di eziologie alternative, come una malattia concomitante o un farmaco assunto in associazione, nonché dalla regressione delle manifestazioni alla sospensione del farmaco (dechallenge positivo) e della ricomparsa ad una nuova somministrazione (rechallenge positivo).
Stabilire una correlazione di un qualsiasi evento con un farmaco non è un’impresa semplice e in genere non alla portata del singolo clinico, specialmente se si tratta di eventi rari. Vi sono infatti parecchi fattori di confondimento che non permettono una diagnosi sicura. La diagnosi di Malattia da Reazione Avversa da farmaco si configura come una delle più difficili in campo medico.
Secondo la metodologia corrente la segnalazione prescinde da una diagnosi certa di Reazione Avversa. L’orientamento internazionale è quello di raccogliere dati completi e di buona qualità e non forzare il medico ad una diagnosi di certezza. In poche parole non è necessario per effettuare una segnalazione di reazione avversa che sia stabilita una correlazione chiara e precisa. Al contrario, nelle schede di segnalazione apposite si propone al medico un percorso senza spingerlo ad una specifica attribuzione causale.

La segnalazione

La fonte di dati per gli studi di farmacovigilanza è la scheda di segnalazione di Reazione Avversa, (qui allegata) che deve essere compilata e spedita dal medico che ravvisi o sospetti una reazione avversa. Solo con un numero adeguato di segnalazioni sarà possibile cogliere un segnale d’allarme tempestivo.
La scheda di segnalazione, compilata e firmata, deve essere trasmessa tempestivamente in via cartacea al responsabile della farmacovigilanza della struttura sanitaria di appartenenza.
Il responsabile della farmacovigilanza, dopo aver verificato che le schede di segnalazione di reazioni avverse sono compilate in modo adeguato e completo, inserisce la segnalazione nella Rete Nazionale di Farmacovigilanza.
A livello europeo, gli enti governativi preposti alla farmacovigilanza degli Stati membri sono in contatto tra loro e con l’Agenzia Europea per la Valutazione dei Medicinali (EMEA). L’EMEA ha istituito un sistema rete europeo (EudraVigilance) per lo scambio delle segnalazioni sulle reazioni ai farmaci relativi ai prodotti medicinali autorizzati nell’Unione Europea. Si tratta di un database europeo per le informazioni provenienti dai singoli database nazionali che consente di potenziare la capacità di identificare precocemente i segnali di rischio (vedi figura 1).

immagine del percorso della segnalazione

Figura 1 Percorso della segnalazione

Inoltre, l’Organizzazione Mondiale della Sanità nel 1968 ha dato inizio a un programma di monitoraggio costante delle ADR al quale hanno aderito quasi 100 paesi tra cui l’Italia. Questo programma ha portato alla creazione di un database mondiale (VigiBase) che nel 2008 ha raggiunto 4.700.000 segnalazioni (vedi figura 2) [13].

Grafico numero di segnalazioni inserite nel database VigiBase dal 1968 al 2008.La segnalazione non è certo l’unica metodologia di sorveglianza delle reazione avverse ma è sicuramente la più proponibile per il costo minimo e perché può essere applicata sempre e in tutto il territorio, con minimo impegno da parte del medico.

I principali svantaggi della segnalazione spontanea sono legati al fenomeno dell’under-reporting, alla variabile qualità del dato segnalato e alla mancanza di informazione sull’esposizione al farmaco (tabella 3) [14].

 Figura 2 Numero di segnalazioni inserite nel database VigiBase dal 1968 al 2008. Tratto da http://www.who-umc.org

tabella cause di sottosegnalazione

I sanitari possono inoltre effettuare una selezione inconsapevole delle reazioni che segnalano, influenzati dalla cronaca del momento o dalla mancanza di conoscenza dello spettro di attività del farmaco, come può capitare proprio per i farmaci immessi di recente sul mercato.

Tabella 3 Cause di under-reporting

La farmacovigilanza in Italia

Il sistema di farmacovigilanza nazionale fa capo all’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco), che agisce conformemente ale modalità stabilite a livello comunitario dall’EMEA (European Medicines Agency). I flussi dei dati di segnalazione delle ADR sono gestiti e coordinati attraverso la Rete Nazionale di Farmacovigilanza (RNF) che è attiva dal novembre 2001. Questo sistema costituisce una rete tra l’AIFA, le 21 Regioni, 204 Unità Sanitarie Locali, 112 Ospedali, 38 IRCCS e 561 industrie farmaceutiche. Attraverso tale network gli operatori sanitari segnalano all’AIFA le reazioni avverse sospette osservate sul territorio italiano. La Rete Nazionale di Farmacovigilanza a sua volta confluisce all’interno delle banche dati informatizzate europea (Eudravigilance) e internazionale (Uppsala Monitoring Center del WHO).
Ai sensi del DLgs 219/2006, la scheda compilata dall’operatore sanitario deve essere inviata tempestivamente (non esiste un vincolo temporale specifico) al responsabile della farmacovigilanza della struttura sanitaria (AUSL, Azienda Ospedaliera, IRCCS) di appartenenza; questi, entro 7 giorni dal ricevimento della scheda di segnalazione, provvede al suo inserimento nella rete di farmacovigilanza dell’AIFA (previa verifica della completezza e della congruità dei dati). L’inserimento da parte del responsabile della farmacovigilanza genera un messaggio di avvenuto inserimento all’AIFA, all’azienda farmaceutica produttrice del farmaco implicato nella ADR e al Centro Regionale di farmacovigilanza. Tutte le schede ricevute dall’AIFA vengono quotidianamente trasmesse alla banca dati di Eudravigilance e sono quindi accessibili a tutte le Agenzie regolatorie europee.
L’AIFA ha ideato un importante strumento di informazione nel campo della farmacovigilanza: Reazioni, una rivista di farmacovigilanza. Si tratta di una rivista cartacea (ma dotata anche di una versione online) strutturata in modo da presentare articoli brevi, di facile lettura, accompagnati dal riferimento bibliografico. Inoltre, è prevista una sezione di casi clinici provenienti dai segnali emersi dalla Rete nazionale di farmacovigilanza o dalle discussioni a livello europeo. L’obiettivo è raggiungere gli operatori sanitari per poter fornire informazioni indipendenti e aggiornate con grande tempestività.
Nel periodo compreso tra il 2001 e il 2008 sono state inserite nel RNF 63.086 segnalazioni. Nel 2008 sono state inserite nel database della Rete nazionale di farmacovigilanza 11.493 sospette reazioni avverse a farmaci e vaccini.

tabella segnalazioni spontanee per anno

L’intensa collaborazione tra Ufficio di farmacovigilanza dell’AIFA, centri regionali e responsabili locali della farmacovigilanza mostra risultati positivi, le segnalazioni sono passate da poco meno di 6.000 nel 2005 a 11,500 del 2008 (con un crescere continuo anche nel 2009), con un tasso che è cresciuto da 108 a 196 per milione di abitanti. A eccezione del Friuli, che mantiene stazionario il numero di segnalazioni, e della Sardegna che mostra una flessione, l’aumento è stato riscontrato in tutte le regioni [15].

Tabella 4 Numero di segnalazioni inserite nella Rete Nazionale di Farmacovigilanza

grafico Distribuzione regionale delle segnalazioni per anno

Tabella 5 Distribuzione regionale delle segnalazioni per anno (Tratto da: Reazioni: Bollettino di Farmacovigilanza N. 9 – Febbraio 2009, AIFA)

Cosa, come e quando segnalare

In base alla normativa vigente, tutti gli operatori sanitari (medici, farmacisti, infermieri ecc.) sono tenuti a segnalare:

Le sospette reazioni gravi e/inattese (non riportate nella scheda tecnica del farmaco) associate all’impiego di qualsiasi farmaco, di cui vengano a conoscenza nell’ambito della propria attività
Tutte le sospette reazioni avverse osservate (gravi, non gravi, attese e inattese) a tutti i vaccini
Tutte le sospette reazioni avverse gravi, non gravi, attese o inattese a farmaci sottoposti a monitoraggio intensivo che vengono inclusi negli elenchi pubblicati periodicamente dall’AIFA

Nel compilare la scheda, il medico non deve chiedersi se la reazione sospettata può o meno essere verificata, poiché il sistema è stato creato per integrare le diverse segnalazioni e generare allarmi dalla valutazione di più rapporti provenienti da differenti fonti.

Che cos’è la farmacologia clinica

La Farmacologia Clinica è una disciplina che studia gli effetti dei farmaci sull’uomo. Generalmente la figura professionale del Farmacologo Clinico è coinvolta, in qualità di consulente, nelle procedure relative alla approvazione dei farmaci.
In altri paesi europei i Farmacologi Clinici gestiscono, insieme ad altri specialisti, i Centri Regionali di Farmacovigilanza che funzionano anche come Centri di Informazione sul Farmaco. La necessaria presenza di Farmacologi Clinici all’interno dei Comitati Etici locali, rende ragione del continuo aggiornamento sulla sperimentazione clinica in atto a livello regionale e nazionale. Le conoscenze specifiche scaturiscono, oltre che dalla preparazione clinica, da una preparazione farmacologica di base approfondita. Nozioni di statistica ed epidemiologia completano la formazione. Le acquisizioni da letteratura specialistica, la consultazione di estesi database dedicati ed altamente specializzati, rappresentano uno dei principali strumenti di lavoro. La conoscenza delle specifiche problematiche sull’utilizzo dei nuovi farmaci all’esordio della loro commercializzazione fa sì che il Farmacologo Clinico possa essere un utile supporto per i clinici operanti in diverse specialità, così come per i medici di medicina generale.
L’interazione del farmacologo clinico esperto del farmaco e con conoscenze cliniche ed il clinico esperto della patologia e con conoscenze del farmaco permette l’ottimizzazione della terapia soprattutto in protocolli polifarmacologici complessi.
Il Servizio di Farmacologia Clinica si pone come fonte istituzionale di informazione sul farmaco, sia per la collocazione di un farmaco nella terapia sia per una valutazione del rapporto rischi/benefici, basata sulla letteratura internazionale e sulle impronte della “Evidence Based Medicine”.
Il farmacologo clinico presta il proprio operato sia nella diagnosi di reazione avversa, fornendo su richiesta notizie specifiche o generali, sia come supporto nella scelta del tipo di management più adatto al singolo paziente. In genere la sospensione del farmaco incriminato resta in molti casi il presidio più efficace ed immediato, ma ciò non sempre è possibile. In molte situazioni non è possibile sospendere la somministrazione di trattamenti, come per malattie croniche o ancora nell’uso di farmaci salva-vita. Sarà quindi necessario trovare una alternativa di trattamento altrettanto efficace.
Spesso il clinico possiede già le armi per affrontare queste situazioni, ma altre volte si rende necessario una revisione delle informazioni disponibili su uno o più farmaci di possibile impiego.
La risoluzione di problemi analoghi, qui inquadrati per vie generali, è il target dell’attività della Farmacologia Clinica. Dal confronto con il clinico possono affiorare nuovi presupposti per la creazione di protocolli di ricerca intensiva su un qualsiasi fenomeno indesiderato, correlato all’uso di un farmaco. Questo tipo di approccio è definito come “Farmacovigilanza attiva” ed è proponibile a qualsiasi livello: singolo reparto, presidio ospedaliero, A.S.L.

Farmacovigilanza Attiva

L’interazione del Farmacologo Clinico con gli specialisti permette di porre in atto un sistema di cosiddetta “farmacovigilanza attiva”.
Per fare un esempio concreto, si può ipotizzare l’utilizzo dei dati di prescrizione ed uso di un farmaco in un qualsiasi reparto, per poi verificare le reazioni avverse presenti e modificare i comportamenti prescrittivi.
In un secondo tempo si può passare all’analisi dei dati ottenuti, effettuando un confronto con i dati di efficacia e sicurezza attesi e quindi individuando procedure terapeutiche da modificare.
Lo step seguente si incentra nel trovare una modifica della strategia terapeutica applicabile e quindi stabilire un intervento efficace. Questa metodica prende spunto dalla Evidence based-medicine ed è la chiave di volta della razionalizzazione terapeutica.
In questo modo viene richiamata l’attenzione dei medici alla rivalutazione critica dell’efficacia e sicurezza dei farmaci.

Conclusioni

La necessità anche in Italia di un sistema di farmacovigilanza efficiente, trae le proprie basi da una adeguata fonte di segnalazione, verosimilmente non ottenibile con obbligo legale, ma solo con una formazione pre e post laurea attenta a porre in rilievo i problemi degli effetti indesiderati da farmaci.
L’impegno necessario ad ottenere un flusso di notizie e quindi dei report efficaci e di qualità, deve essere incoraggiato con una informazione costante ed aggiornata. In questo modo i problemi ed i limiti legati alla segnalazione spontanea potranno essere superati. L’aggiornamento sulle problematiche farmaco-correlate dovrà integrarsi nella preparazione di ogni medico proposta da figure con competenza specialistica. La Farmacologia Clinica si propone in questo contesto come strumento di diffusione e promozione della conoscenza dei problemi farmaco correlati, garantendo una informazione indipendente.

Bibliografia

1. M. Peru, De Carli; LA FARMACOVIGILANZA; cap.23, Economia e Normativa del Farmaco-Trattato di farmacologia e terapia-UTET
2. Caputi, De Ponti, Pagliaro, “Reazioni avverse a farmaci – Sospetto e diagnosi” – Raffaello Cortina Editore – 2009
3. Morgan K., Morgan S., Quito N. Health Care State Ranking 1996. 4th ed Lawrence, Kan: Morgan Quitno Press; 1996
4. Karin Wester, Anna K. Jönsson, Olav Spigset,Henrik Druid4 & Staffan Hägg. Incidence of fatal adverse drug reactions: a population based study. Br J Clin Pharmacol / 65:4 / 577
5. Lazarou J. Pomeranz B.H., Corey P.N. Incidence of adverse drug reactions in hospitalized patients: a meta-analysis of prospective studies. JAMA 1998; 279 : 1200-1205
6. WHO/EDM/QSM/2002.2, Safety of Medicines A guide to detecting and reporting adverse drug reactions
7. Pirmohamed M, James S, Meakin S, Green C, Scott AK, Walley TJ, Farrar K, Park BK, Breckenridge AM, Adverse drug reactions as cause of admission to hospital: prospective analysis of 18 820 patients, BMJ. 2004 Jul 3;329(7456):15-9
8. White T et al. Counting the cost of drug-related adverse events. Pharmacoeconomics, 1999, 15(5). 445-458
9. Moore TJ, Psaty BM, Furberg CD. Time to Act on drug safety. JAMA 279: 1571-1573, 1998
10. Edwards, I Ralph; Aronson, Jeffrey K Reazioni avverse da farmaci: definizioni, diagnosi e gestione. The Lancet Copyright. The Lancet Ltd, 2000. Volume 356 (9237) 7 Ottobre 2000 pp 1255-1259
11. L’ABC dei problemi farmaco-correlati, da www.farmacovigilanza.org RHB Meyboom, M. Lindquist, ACG Egberts; An ABC of drug related problems. Drug Saf. 2000; 22: 415-423
12. Meyboom RH, Lindquist M, Flygare AK, Biriell C, Edwards IR. Related Articles The value of reporting therapeutic ineffectiveness as an adverse drug reaction. Drug Saf. 2000 Aug;23(2):95-9
13. Tratto da http://www.who-umc.org/DynPage.aspx?id=13140&mn=1514 (ultimo accesso ottobre 2009)
14. Inman WH. Attitudes to adverse drug reaction reporting. Br J Clin Pharmacol. 1996 May;41(5):434-5
15. Reazioni: Bollettino di Farmacovigilanza N. 9 – Febbraio 2009, AIFA

 Scritto da in 1 Agosto 2014 alle 8:03
credits unica.it | accessibilità Università degli Studi di Cagliari
C.F.: 80019600925 - P.I.: 00443370929
note legali | privacy

Nascondi la toolbar